123456

UN PERIODO D’ATTESA-pastore Giuseppe Tramentozzi

 

Ho aspettato che il Signore operasse… Sicuramente tutti gli uomini per natura sono un po’ impazienti. In genere, però, proprio nel periodo d’attesa accadono quelle circostanze che cambiano in un modo o nell’altro, la vita. L’attesa di un credente è contrassegnata dalla preghiera e dalla meditazione. Dobbiamo, però ricordarci che chiunque attende la risposta del Signore può, nel frattempo, commettere diversi errori. Nell’attesa si può divenire pigri e ci si può scoraggiare oppure impegnare in tutte quelle attività che non portano alcuna edificazione spirituale. Tutto questo può riempire la mente il cuore del credente fino al punto di fargli dimenticare che stava pazientemente aspettando il Signore. Se impieghiamo il nostro tempo con la preghiera, la meditazione della Parola di Dio e l’opera di testimonianza dell’ Evangelo, nel momento in cui il Signore si lascerà trovare da noi, riceveremo liberazione. Potremmo così ringraziare Dio per questo gesto d’amore e per il modo in cui ci ha ascoltato. Se così non fosse, chiediamo a Dio che ci apra gli orecchi della fede; affinché, quando arriverà la risposta, potremo distinguerla chiaramente. Letteralmente, il v. 6, dove leggiamo: “…m’hai aperto gli orecchi”, si potrebbe tradurre: “m’hai scavato negli orecchi orecchi”.
Da che cosa erano otturate le orecchie di Davide? E da cosa possono esserlo le nostre? Abbiamo innalzato a Dio la nostra preghiera, ma siamo certi, nell’attesa, di essere stato in grado di udire chiaramente la voce di Dio? Tutto questo dipende da noi, dalla maniera in cui sapremo occupare la breve o lunga attesa che separa l’inizio della nostra preghiera della risposta di Dio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *